La solitudine può accorciare la vita quanto il fumo o l’obesità
27 Mar 2025 - Ansia, Depressione, Psicologia
Un’importante revisione scientifica condotta su oltre 3 milioni di persone in 70 studi dimostra che la solitudine e l’isolamento sociale aumentano significativamente il rischio di morte prematura. I risultati parlano chiaro: vivere soli, sentirsi soli o avere pochi contatti sociali può far salire il rischio di mortalità del 26% al 32% – un impatto simile a fattori di rischio ben noti come l’obesità, il fumo e la sedentarietà.
La ricerca distingue tra:
Isolamento sociale (assenza oggettiva di relazioni e contatti),
Solitudine (percezione soggettiva di sentirsi soli),
Vivere soli (condizione abitativa).
Tutti questi fattori si sono dimostrati pericolosi per la salute fisica, anche quando si tiene conto di variabili come l’età, la salute iniziale e lo stile di vita.
Un dato sorprendente? Il rischio è ancora più alto negli adulti under 65, nonostante si tenda a pensare che la solitudine sia un problema tipico della vecchiaia.
La solitudine e l’isolamento sembrano agire sul corpo tramite meccanismi biologici (pressione alta, infiammazione, sistema immunitario alterato) e comportamentali (meno esercizio, più fumo, disturbi del sonno).
Gli autori propongono di considerare la solitudine una vera emergenza di sanità pubblica, al pari dell’obesità: se non si interviene, potrebbe raggiungere livelli epidemici entro il 2030.
Tratto da “Loneliness and Social Isolation as Risk Factors for Mortality: A Meta-Analytic Review” di Holt-Lunstad e colleghi (2015)